Patologie comportamentali del pappagallo : 

PAPPAGALLI CHE SI AUTODEPLUMANO


Quante volte mi si chiede: perché il mio pappagallo di depluma? Da cosa dipende? Ha tutto quello che vuole, cibo ottimo, una bella gabbia, tanti giochi ... noi tutti lo amiamo... Vediamo di capire perché… a seguire condivido un articolo scritto da una veterinaria che con un linguaggio scientifico e competenze mediche vi spiega ad integrazione del post come e perché il pappagallo si depluma… punti di vista molto simili quelli di un trainer comportamentista e di un veterinario aviario anche se sul discorso farmaci mi astengo da esprimere la mia opinione poiché ogni caso deve essere visto come un caso a sé e la mia competenza in materia NON mi porterà MAI a consigliare un farmaco se prima non vi è stata visita veterinaria che ne attesta e prescrive il bisogno. E’ importante che ci sia sempre la collaborazione del veterinario con il comportamentista per avere i migliori risultati di guarigione!!! 

Nei pappagalli in cattività capita con una certa frequenza di osservare casi di "autodeplumazione”, fenomeno con cui si intende una qualsiasi distruzione delle penne auto inflitta. Potrebbe trattarsi dello strapparsi completamente le penne con il becco o la zampa, morderle alla base, strapparne dei pezzetti, o strappare le barbule dal rachide centrale. In casi molto gravi il pappagallo giunge anche a procurarsi gravi ferite e mutilazioni….

Vediamo alcuni casi:

Cattiva gestione

L’autodeplumazione è legata alla condizione di cattività (in particolare nei soggetti "pet” tenuti in singolo esemplare) dal momento che in natura nessun pappagallo si sognerebbe mai di strapparsi le piume. All’origine dell’autodeplumazione ci possono essere cause mediche (infezioni, malattie, intossicazioni e altro), e cause non mediche. Le cause strettamente mediche andrebbero ricercate dal veterinario specialista, che potrà porre rimedio con terapie idonee o, in alternativa, orientare la diagnosi verso una o più cause d’origine "gestionale”. Nella maggior parte dei casi, infatti, il pappagallo che si depluma viene mal gestito dal suo proprietario che non tiene conto delle esigenze del volatile.

Amici (quasi) selvatici

I pappagalli non hanno subito un processo di domesticazione come altre specie: anche quelli che nascono in cattività, quindi, restano per molti versi simili ai loro parenti selvatici. I pappagalli in natura percorrono spesso lunghe distanze per raggiungere i siti di alimentazione con un notevole dispendio di energia, compensato dalla scelta di cibi molto energetici. L’atavico comportamento alimentare induce anche in cattività i pappagalli a nutrirsi degli alimenti più energetici come, ad esempio, i semi di girasole, le arachidi e le noci. Sfortunatamente si tratta di cibi troppo calorici per animali che non svolgono neanche lontanamente il movimento che farebbero in natura; sono inoltre cibi poveri di importanti elementi nutritivi e che predispongono a diverse patologie oltre che all’autodeplumazione.

Volere volare

Nei pappagalli tenuti in casa la possibilità di volare è ovviamente molto ridotta. Se è vero che molti pappagalli in cattività hanno meno bisogno di volare dato che il cibo è a portata di becco, è anche vero che allontanarsi in volo in risposta ad una condizione avversa è un comportamento naturale per un pappagallo e la sua privazione può causare una condizione di stress ricorrente. Ciò è particolarmente vero per i pappagalli ai quali vengono tagliate le penne remiganti per impedire il rischio di fuga. Oltretutto i monconi delle remiganti tagliate possono dar fastidio al pappagallo che potrà essere invogliato a rosicchiarle innescando il processo di autodeplumazione.


Un compagno per la vita

I pappagalli sono uccelli sociali che in natura vivono in stormi e sono strettamente monogami. Durante il periodo riproduttivo gli ormoni sessuali raggiungono il picco, ma durante il resto dell’anno rimangono ad un livello basso. In cattività, invece, il pappagallo che non ha possibilità di contatti con suoi simili individua in un membro "umano” della famiglia il proprio partner. Raggiunta la maturità sessuale i suoi picchi ormonali sono mantenuti per un periodo molto più lungo rispetto a ciò che avviene in natura dal momento che numerosi possono essere gli stimoli alla riproduzione (contatto frequente con il partner umano, presenza di cibo in abbondanza, presenza di siti considerati adatti alla nidificazione come scatole, scaffali di librerie o cassetti).

Frustrati

Il pappagallo, frustrato nella riproduzione, può così sviluppare un atteggiamento aggressivo verso gli altri ed autolesivo verso se stesso. In questi casi è bene ridurre i contatti "intimi” col pappagallo (come farsi rigurgitare cibo, tenerlo sulla spalla o accarezzarlo sulla groppa) invitandolo invece al gioco e dandogli oggetti con cui distrarsi. I pappagalli amano molto giocare con oggetti che possono rompere, attività che li distoglie dal mangiucchiare le proprie penne.

Una questione di rispetto

La maggior parte dei pappagalli proviene da paesi tropicali caratterizzati da un alto tasso di umidità. In cattività è opportuno permettere loro di bagnare il piumaggio, come minimo una volta alla settimana. Molti casi di autodeplumazione si risolvono semplicemente aumentando il numero di bagni. Anche il riposo è molto importante per i pappagalli e dovrebbero essere garantite loro 9-10 ore di sonno.

In conclusione, comprendere le esigenze del pappagallo è fondamentale per prevenire l’autodeplumazione così come vari altri disturbi comportamentali. Correggere una gestione non idonea permette spesso di risolvere i casi di beccaggio delle penne, anche se talora occorrono tempi prolungati e… tanta pazienza.


IL PARERE DEL VETERINARIO - 

Dott.ssa Marzia Possenti

L’Autodeplumazione

E’ importante precisare che la diagnosi di autodeplumazione di origine psicogena si può effettuare unicamente con un iter complesso, che prevede l’esclusione di tutte la cause organiche che possono presentare come sintomo questo comportamento, ma è altresì importante ribadire che un’analisi completa ed esaustiva del management ambientale, alimentare e famigliare di un paziente aviare, in particolare un pappagallo, non può prescindere dall’aspetto etologico. E’ vero che la maggior parte dei problemi di autodeplumazione riconosce cause organiche, ma bisogna considerare lo stato di malessere e spesso di ansia che accompagna la malattia e che ne può peggiorare il quadro sintomatico e prolungare i tempi di risoluzione, o peggio ancora causare delle ricadute in un soggetto guarito. E’ dunque fondamentale mettere in atto le dovute modifiche ambientali e di gestione per andare incontro alle esigenze etologiche del paziente, in modo da fornirgli tutti i mezzi per una rapida guarigione. Bisogna considerare che l’autodeplumazione psicogena è un sintomo di una patologia comportamentale più ampia, un segno associato costantemente con uno stato ansioso che può accompagnare le più diverse patologie comportamentali. Una caratteristica fondamentale di questo comportamento è che inizia sempre come un’ipertrofia del comportamento di pulizia: il pappagallo si pulisce le penne e se le liscia per un tempo sempre più lungo e con sempre maggior insistenza, fino a provocarsi delle lesioni delle barbule esterne della penna. Le lesioni progrediscono sempre più verso il calamo, che infine viene strappato via dalla cute. Il processo può evolvere ulteriormente, poiché il soggetto può arrivare a provocarsi delle lesioni cutanee molto serie, che s’infettano facilmente provocando dolore e prurito e dunque dando inizio ad un circolo vizioso, in cui il prurito è determinato anche dalla ricrescita delle penne strappate. Il comportamento di pulizia può iniziare come un rituale oppure come un comportamento di sostituzione. Nel primo caso il pappagallo impara che pulendosi attira l’attenzione del proprietario ed utilizza quindi la pulizia per poter comunicare con lui. Il rituale è un tipo particolare di comunicazione: è rigido, preimpostato, non adattabile e viene considerato patologico. Nel caso degli psittacidi affetti da autodeplumazione spesso sostituisce la comunicazione corretta poiché questa manca o è eccessivamente ridotta. Molto spesso il proprietario non è in grado di far fronte alle esigenze comportamentali del pappagallo, in particolare per alcune specie che necessitano di una continua comunicazione con il gruppo come il cenerino, e dunque il pappagallo apprende ad utilizzare un metodo alternativo per comunicare. Il comportamento di sostituzione invece viene messo in atto quando l’animale si trova in uno stato di tensione emotiva: paura, ansia, eccitazione sono alcuni esempi. Secondo alcune teorie di neurofisiologia alcuni comportamenti provocano il rilascio di endorfine quando vengono messi in atto: il leccamento, il mordicchiamento ed in generale i comportamenti centripeti legati alla sfera del self-grooming (pulizia personale) hanno questo effetto. Un buon metodo per differenziare questi due tipi di patogenesi dello stesso disturbo è chiedere se il paziente, almeno nelle prime fasi, lo attuava soltanto in presenza di una o più persone specifiche: in questo caso è probabile che si tratti di un rituale, a meno che il paziente non presenti un difetto di socializzazione e di conseguenza una fobia sociale nei confronti delle persone davanti alle quali di depluma. In entrambi i casi il comportamento può evolvere in stereotipia, ovvero trasformarsi in un problema decisamente serio. La stereotipia è un comportamento rigido, presentato totalmente fuori contesto, caratterizzato da una forte motivazione endogena. In altre parole un animale che presenta una stereotipia non si fermerà se viene bloccato, chiamato o se si cerca d’interagire con lui, poiché la motivazione a proseguire il comportamento è maggiore di quella d’interagire con il mondo circostante. Questi comportamenti vengono considerati delle complicazioni nello sviluppo di una patologia comportamentale, di solito accompagnano il passaggio da ansia intermittente (meno grave) ad ansia permanente (molto più grave) e sono quindi segno che una patologia comportamentale è presente da molto tempo, anche se nei pappagalli lo sviluppo delle patologie comportamentali è molto più rapido che nei mammiferi. Alcune specie presentano questo comportamento con maggiore frequenza, probabilmente in relazione alla maggiore complessità delle esigenze etologiche e quindi alla difficoltà del proprietario a farvi fronte. Uno studio preliminare sembrerebbe indicare che non ci sono maggiori tendenze a sviluppare autodeplumazione, così come altre patologie comportamentali, in soggetti di cattura rispetto a quelli allevati a mano, sembrerebbe anzi il contrario.
Poiché il pappagallo è una specie fortemente sociale, con le dovute differenze fra le singole specie, l’indagine anamnestica va rivolta soprattutto alle interazioni con il gruppo di cui fa parte, poiché molto spesso sono l’elemento chiave sia per la comparsa della patologia che per la sua cura. 
Certo non vanno trascurati altri elementi ambientali come la gabbia, l’arricchimento ambientale, il rispetto dei ritmi circadiani e circannuali, l’alimentazione, ma la modificazione di questi elementi, nel caso non rispettino l’etogramma di specie, è molto più semplice e richiede meno tempo ed impegno di quanto non implichi la variazione dei rapporti sociali fra i membri del gruppo. In effetti
è raro che l’autodeplumazione di origine psicogena si riesca a curare unicamente con delle modifiche gestionali. Queste modifiche sono alla base del benessere psicologico ed organico del pappagallo e vanno quindi effettuate prima possibile, ma molto spesso non risolvono il problema perché non sono sufficienti ad eliminare completamente lo stato ansioso cui l’autodeplumazione si accompagna e che, nella stragrande maggioranza dei casi, è causata da problemi di relazione con il gruppo famigliare, con i conspecifici o con “estranei” che frequentano spesso l’ambiente di vita del pappagallo. In conclusione la chiave per comprendere la patogenesi e la terapia di questa patologia sta proprio nel non considerarla tale, ma unicamente un sintomo di una forma patologica più complessa che coinvolge molto spesso la relazione con i membri del gruppo, o comunque le esigenze sociali del pappagallo. Dato che i pappagalli tendono a presentare molto precocemente l’autodeplumazione, spesso ancora in associazione ad ansia intermittente (anche se non ancora a livello di stereotipia), questo tipo di problema può essere risolto con le modifiche, ma se alla visita dovessero evidenziarsi problemi relazionali o stati fobici difficilmente il comportamento si estinguerà solo con queste precauzioni, ed è bene che il terapeuta ne sia ben conscio e ne informi i proprietari.

La terapia dell’autodeplumazione

Per l’autodeplumazione è fondamentale la terapia farmacologica, soprattutto se il paziente tende alla depressione, per rilanciare i comportamenti. Tutti i farmaci descritti nel capitolo sulla terapia dell’ansia sono validi per l’autodeplumazione, considerando che si tratta di un sintomo di ansia permanente o parossistica. Il farmaco viene prescritto in base alla patologia comportamentale presente. Inoltre l’arricchimento ambientale qui deve essere rivolto soprattutto all’attività alimentare, poiché è dimostrato che i pappagalli tendono ad autodeplumarsi maggiormente se non devono passare molto tempo a procurarsi il cibo. E’ dunque importante rendere il cibo non facilmente raggiungibile. A questo scopo si possono sia acquistare giochi appositi, i cosiddetti giochi intelligenti o rompicapo per pappagalli, sia costruire dei meccanismi fatti in casa. Si può utilizzare l’interno dei rotoli dello scottex e della carta igienica riempiti di cibo e poi appallottolati, mescolare gli estrusi con fieno, pezzi di carta o trucioli, fare dei buchi di diverse dimensioni in una scatola da scarpe e metterci del cibo molto appetito assieme ad altro materiale, fare dei cartocci in cui avvolgere alcuni estrusi o della frutta. E’ importante controllare che i giochi, anche quelli acquistati, non contengano parti zincate o vernice con piombo e che non abbiano parti di plastica o metalliche che il pappagallo potrebbe staccare ed inghiottire. E’ fondamentale che i giochi vengano presentati dal gruppo famigliare ed esplorati assieme al paziente prima di lasciarglieli a disposizione e che vengano inizialmente utilizzati materiali ed oggetti conosciuti, soprattutto nei pazienti con sindrome da privazione sensoriale o fobie. E’ importante anche che il pappagallo dorma almeno 12 ore a notte in un luogo silenzioso e che rimane buio per tutto il tempo, si può anche dedicare a questo scopo una gabbia piccola e pressoché spoglia, posizionata in una stanza tranquilla dove non entra nessuno per tutta la notte, in cui mettere il pappagallo soltanto quando deve dormire. Ovviamente sarà importante individuare la patologia comportamentale che ha indotto lo stato ansioso permanente ed effettuare una terapia in questo senso, non è possibile trattare l’autodeplumazione come una patologia a se stante perché non lo è.

Fonte 1 :   SIVAE

Settore: Animali esotici

Disciplina: Etologia-Terapia comportamentale

"Medicina del comportamento di cani, gatti e dei nuovi animali da compagnia" edito da Poletto editore.